Percorrendo l’argine sinistro del Brenta la visione di Palazzo Jacur suscita stupore; torreggia sulla campagna e appare decisamente fuori scala al contesto.
Il palazzo nacque per scopi produttivi, intuito dalla vasta area che occupa, dimensione eccessiva per la località circostante.

I ROMANIN JACUR DI CORTE
CENNI BIOGRAFICI

La famiglia Romanin risulta originaria di Trieste; dopo varie tappe, nel XVII, arrivò a Padova dove commerciò lana e seta.
A Ceneda Tieppo Leon Romanin, nel 1757, diede vita ad una filanda per la trattura della seta.

Romanin Jacur Leone (1847-19928)
Leone nacque a Padova, e in tenera età rimase orfano e poi affidato al nonno materno.Si laureò a 19 anni all’Università di Padova; fu considerato dai suoi 15 anni uno degli studenti più vivaci del movimento segreto rivoluzionario per la liberazione delle province venete.
Fu più volte arrestato per numerosi proclami contro l’Impero asburgico, finché non fu espulso dal Veneto. Grazie al Commissario del Re d’Italia ottenne il certificato che lo dichiarò tra coloro che diedero la loro opera alla Patria. Per quanto riguarda la sua carriera politica, egli fu deputato di Piove di Sacco, sottosegretario a Lavori Pubblici e nel 1920 senatore del regno. Si afferma che ebbe anche un lungo colloquio con il Pontefice Pio X. Sposò Lietta Pesaro, ma alla loro morte non lasciarono figli.

Romanin Jacur Michelangelo (1850-1906)
Michelangelo fu sempre messo in ombra dai successi politici del fratello maggiore Leone. Fu un accortissimo amministratore, entrò in molti consigli amministrativi d’istituti di crediti e per lunghi anni fece parte della Giunta comunale quale Assessore alle Finanze. Morì improvvisamente colto da un malore.

Romanin Jacur Emanuele (1849-1902)
Dedicatosi all’amministrazione delle ingenti proprietà agricole divenne per trent’anni membro del Consiglio superiore dell’Agricoltura e nel 1902 fu nominato cavaliere del lavoro. Sposò Celina Trieste da cui ebbe tre figli e morì a Padova.

LA STORIA
L’area su cui sorge il palazzo Romanin Jacur era posseduta alla nobile Amalia Mioni maritata Voltolini la quale nel 1846 la cedette a Pietro Brambilla. Dopo altri passaggi di proprietà negli anni, l’area passo a Moisè Vita Jacur nel 1862, che la conservò fino alla morte. Solo nel 1884 l’area fu assegnata esclusivamente ai tre fratelli Leone, Michelangelo ed Emanuele (i nipoti), che subito dopo edificarono il grande palazzo. Esaminando la cartografia si rileva immediatamente l’importanza e la forza di questo nuovo segno paesaggistico: l’imponente pianta rettangolare, l’orientamento est-ovest del corpo edificato, l’evidente e voluto rapporto con il vicino fiume, mediato dall’ampio dell’aia. L’ossatura del Palazzo Jacur con il passare degli anni e dei problemi è ancora lì, integra, a testimoniare i valori e i modi di vita di un’epoca non così lontana. Ed è un complesso ancora pronto a ricalarsi, all’occorrenza, nel ruolo che fu suo.

LA FUNZIONE
È indubbio che l’edificio sia stato realizzato per consentire il deposito di granaglie prodotte dalle estese tenute degli Jacur. Questa era, in origine, la destinazione degli enormi spazi liberi ai vari piani dell’immobile, collegati da numerosi stretti pertugi attraverso i quali potevano agevolmente scaricare il materiale. Tutto il complesso è stato attentamente studiato per facilitare queste funzioni: il piano terra,alto e porticato,serviva alla movimentazione dei mezzi agricoli che potevano accedere all’edificio.
Sui fianchi non mancavano la porzioni destinate alla residenza: la parte occidentale destinata al fattore, mentre la porzione orientale era riservata al soggiorno dei proprietari in occasione dei periodici sopralluoghi. Come la maggior parte degli storici edifici di grande cubatura, anche Palazzo Jacur è stato  utilizzato in modo improprio rispetto alla sua destinazione originaria.

LA SITUAZIONE ATTUALE
I cambiamenti socio-economici del Novecento hanno inevitabilmente decretato la progressiva inutilità dell’attività, la maggior parte dell’edificio è rimasta desolatamente vuota e inutilizzata, seppure ancora amorevolmente sorvegliata e curata da una famiglia che utilizza come abitazione una delle due porzioni.

CARATTERI TIPOLOGICI E ARCHETETTONICI
Si tratta di un edificio di singolare tipologia, pianta regolare molto allungata, quattro livelli orizzontali, tetto a padiglione, difficilmente raffrontabile con altre strutture rustiche e abitative dell’epoca.
La tranquillità maestosa delle forme che possiamo definire classiche, nasconde al proprio interno articolazione degli spazi, sapientemente distribuita tra le due ali destinate alla residenza.
La lunga teoria simmetrica delle arcate del piano terreno è stata sapientemente articolata, al fine di gerarchizzare il prospetto principale.
Le parti abitative poste alle due estremità del complesso, si articolano sui quattro piani  tramite una scala con elementi in pietra viva di pregevole fattura. Dal punto di vista strutturale l’edificio si impernia sulla teoria dei massicci pilastri centrali.
Nel tempo la struttura nel complesso ha visto la progressiva aggregazione di vari corpi di fabbrica secondari, destinati ai vari usi accessori, che sono stati collocati ai lati della costruzione principale, non alterando però in modo sensibile il carattere originario del complesso stesso.

IL FUTURO
La sopravvivenza e la riqualificazione di una struttura architettonica ed ambientale così importante come Palazzo Jacur deve essere un obbiettivo prioritario per tutti quelli che hanno a cuore la salvaguardia ed il rispetto delle tradizioni delle nostre terre.
Indubbiamente quelle dimensione che attirano la nostra attenzione sono anche un limite quando si passa a quantificare i costi.
Ma tali problemi devono essere affrontati e superati per dare a Corte, a Piove di Sacco ed alla Saccisica tutta, uno dei loro più significativi simboli.

A CURA DI: VALENTINA BATISTELLO
TRATTO DAL LIBRO DI CORTE BONA ET OPTIMA VILLA DEL PADOVANO
ARTICOLO DI: NATALIA FRISO, GIORGIO MENEGHETTI